- La Teoria della Conversazione e il Principio di Cooperazione
- Le 4 Massime Conversazionali
- 1. Massima della Quantità
- Massima della Quantità: esempio pratico
- 2. Massima della Qualità
- Massima della Qualità: esempio pratico
- 3. Massima della Relazione
- Massima della Relazione: esempio pratico
- 4. Massima del Modo
- Massima del Modo: esempio pratico
- Massime Conversazionali, media e vita di tutti i giorni
- La violazione intenzionale delle massime conversazionali
Come si comunica in modo efficace? Come si gestisce un dialogo che sia funzionale e pertinente?
O se preferiamo porla in un altro modo: quali sono gli errori che tendiamo a commettere quando conversiamo con gli altri? Esistono delle regole a cui dovremmo attenerci per evitare di sbagliare?
Negli anni ‘70 dello scorso secolo, le risposte a queste domande ci sono state fornite in modo lucido ed esaustivo da Herbert Paul Grice. Il filosofo del linguaggio inglese è infatti l’ideologo della Teoria della Conversazione e del Principio di Cooperazione. Da quest’ultimo derivano le 4 massime conversazionali, regole che permettono a una conversazione di configurarsi come logica e pertinente.
Andiamo nel dettaglio.
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La Teoria della Conversazione e il Principio di Cooperazione
Nel 1975, finalizzando uno studio corposo e significativo, il filosofo Paul Grice arrivò a elaborare la Teoria della Conversazione. Egli osservò che l’interazione verbale tra esseri umani non è definita solo dalla scelta delle parole, bensì anche da significati sottintesi e da intenzioni comprensibili solo in relazione al contesto (puoi approfondire questo concetto attraverso il secondo, il terzo e il quarto assioma della comunicazione).
La sua Teoria della Conversazione nasce appositamente per spiegare perché e secondo quali modalità le persone sono in grado di cogliere i messaggi impliciti (che egli definisce implicature conversazionali, come ad esempio le risposte implicite o l’utilizzo dell’ironia e del sarcasmo), seppur non apertamente espressi.
Partendo da questi assunti, il filosofo postulò il Principio di Cooperazione: una conversazione non consiste in un mero scambio di informazioni, ma in un processo di collaborazione fra le parti in causa; è grazie a tale cooperazione che la comunicazione riesce ad avere successo.
Le 4 Massime Conversazionali
L’approdo ulteriore dell’analisi di Grice fu l’elaborazione di 4 massime conversazionali, dei principi che regolamentano la conversazione e il cui rispetto, come già ricordato, è fondamentale affinché l’interscambio risulti logico e pertinente.
Le 4 massime conversazionali:
- Massima della Quantità
- Massima della Qualità
- Massima della Relazione
- Massima del Modo
Le analizzo di seguito.
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1. Massima della Quantità
La prima massima conversazionale è la Massima della Quantità; essa afferma che, quando si comunica, è necessario essere informativi. Ovvero, occorre fornire tutte le informazioni necessarie all’interlocutore per comprendere il nostro messaggio e non di più.
In questo postulato emergono dunque due principi:
- Non tralasciare alcuna informazione utile
- Non fornire alcuna informazione non utile ai fini della comunicazione in atto
Massima della Quantità: esempio pratico
Stai aspettando il bus, il cui arrivo è previsto per le 08:24. Proprio oggi hai lo smartphone scarico e non hai indossato il tuo orologio. Così ti ritrovi a dover fare qualcosa che non facevi da anni: chiedere l’ora a un passante.
Ti guardi intorno finché decidi di avvicinarti a un vegliardo dall’aria socievole: “Mi scusi, mi sa dire l’ora?”
E lui: “Certamente: sono le otto e ventidue. Sa’, questo orologio mi fu regalato da mio nonno, nell’ormai lontano 1952. Non ha mai perso un colpo! L’orologio intendo, mio nonno di colpi ne aveva persi parecchi sul finale… Ad ogni modo, si può fidare di me quando le dico che sono le otto e ventidue. Oh, e ventitré adesso”.
Questo è un tipico esempio di una conversazione che non rispetta la Massima della Quantità: troppe informazioni non richieste. Però se dai confidenza a un simpatico vecchietto, te lo devi aspettare.
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2. Massima della Qualità
Banale a dirsi, ma forse neppure troppo: la seconda massima di Grice, la Massima della Qualità, spiega che in una relazione bisogna fornire un contributo vero, utile e di cui siamo certi. Ovvero, non dobbiamo riferire informazioni di cui dubitiamo e/o di cui non possiamo fornire prove attendibili.
Massima della Qualità: esempio pratico
Stai organizzando una gita fuori porta insieme ai tuoi amici per il prossimo weekend. Uno di loro, però, solleva un’obiezione, provando a sabotare l’evento: “Ragazzi, sabato pioverà sicuramente, meglio scegliere un’altra data”.
In questo caso, l’amico sabotatore fornisce un’informazione di cui non può essere certo, andando incontro a una trasgressione della seconda massima conversazionale.
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3. Massima della Relazione
La terza è la Massima della Relazione. Questo principio fa leva sui valori di pertinenza e di rilevanza: le nostre risposte devono essere coerenti con il contesto e rilevanti per l’interlocutore.
Qui il focus principale è proprio sulla pertinenza: non è la quantità di informazioni fornite a fare la differenza, bensì la sua coerenza con il contesto. Informazioni dettagliate e precise, ma fuori argomento, non sono utili ai fini del confronto.
Questo principio non deve essere confuso con il primo, la Massima della Quantità, che invece si focalizza sul grado di dettaglio fornito all’interlocutore: un’eccedenza o una scarsità di informazioni può impedire alla conversazione di raggiungere il proprio intento.
Massima della Relazione: esempio pratico
Stai passeggiando nel centro di Roma; decidi di visitare il Colosseo. Fermi un passante chiedendo indicazioni su come raggiungerlo. Quest’ultimo, anziché illustrarti il percorso più breve per raggiungere la meta desiderata, inizia a raccontarti: “Deve sapere che, in realtà, originariamente il Colosseo si chiamava Anfiteatro Flavio. E lo sa che è il più grande anfiteatro al mondo? Ed è stato inaugurato nell’80 dopo Cristo!”
Insomma, tutte nozioni interessanti, ma assolutamente non pertinenti con la tua richiesta.
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4. Massima del Modo
Chiudo con la quarta massima di Grice, la Massima del Modo. Nessuna conversazione può avvenire senza fraintendimenti se non comunichiamo con chiarezza. In parole semplici, dobbiamo farci comprendere dal destinatario del nostro messaggio.
Questo principio si declina in una serie di elementi importantissimi della comunicazione umana. In primis, Esso spiega quanto sia importante utilizzare un registro adatto alla persona con cui ci relazioniamo. Suggerisce inoltre di non utilizzare espressioni ambigue o soggette a più interpretazioni e, ancora, evidenzia l’importanza di esporre le proprie posizioni in modo conciso e seguendo un ordine logico comprensibile.
Massima del Modo: esempio pratico
Entri in un negozio di elettronica, intenzionato ad acquistare un nuovo computer. Non sei un grande esperto di PC e decidi, saggiamente, di farti aiutare da un tecnico del negozio. Ne fermi uno, il primo che riesci a intercettare, e chiedi assistenza: “Salve, avrei bisogno di un consiglio. Vorrei acquistare un nuovo PC, ma non so esattamente quale. Avrei bisogno di un modello che sia veloce e con una buona memoria”.
Il commesso ci riflette un attimo con il mento poggiato su pollice e indice e poi attacca: “Dunque, guardi… per lei consiglierei un processore octa-core con clock base a 3,6 GHz e turbo boost fino a 4,9, supportato da 16 giga di RAM DDR5 a 4800 MHz e uno storage NVMe PCIe 4.0 da un terabyte. In più la GPU integrata è sufficiente per task di base, ma se pensa di fare rendering conviene valutare una scheda discreta con almeno 8 giga di VRAM GDDR6… Allora, che ne dice?”
Chiaro, no? Non quello che ha detto il commesso ovviamente. Intendo dire, chiaro perché la massima del modo è importante?
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Massime Conversazionali, media e vita di tutti i giorni
Le massime conversazionali sono straordinarie perché facilmente comprensibili da chiunque. Non parliamo di precetti filosofici oscuri o di concetti astratti: si tratta infatti di principi che indirizzano le nostre conversazioni e di cui facciamo esperienza ogni giorno.
Conosciamo tutti persone logorroiche che si perdono nei dettagli e ci fanno perdere il filo del discorso; abbiamo amici che vestono da certezze notizie e idee che invece non lo sono; abbiamo a che fare con individui che si perdono nei loro pensieri, non riuscendo a mantenere un nesso coerente. O, ancora, abbiamo avuto a che fare con chi non sa farsi comprendere, perché incapace di mettere ordine al groviglio dei proprio pensieri o poco avvezzo a padroneggiare la lingua italiana o incapace di adattare il proprio linguaggio all’interlocutore.
La violazione intenzionale delle massime conversazionali
Abbiamo però a che fare, quotidianamente, con chi adotta la violazione delle massime conversazionali come strumento.
I media, i personaggi della politica, venditori o, in generale, persone con intenzioni manipolatorie possono fare leva su queste massime (o meglio sulla loro violazione) per invalidare una conversazione.
Ad esempio, si può riempire un discorso di inutili dettagli, con il deliberato intento di confondere il destinatario, tecnica adottata solitamente da chi è in difetto (massima della quantità).
Nei confronti televisivi tra politici o giornalisti, spessissimo i contendenti adducono a sostegno delle proprie tesi dati e notizie fuorvianti o persino fasulli (massima della qualità).
E quegli stessi oratori televisivi sono spesso maestri di dissimulazione: deviano il discorso, non rispondono alle domande che gli vengono poste, fanno in modo che il confronto possa spostarsi verso altri temi, più accomodanti e meno spigolosi di quelli posti alla loro attenzione (massima della relazione).
O pensiamo a quanto l’ambiguità informativa venga sfruttata in politica, ad esempio quando un esponente di partito riporta informazioni tramite formulazioni criptiche, al manifesto scopo di indurre una loro scorretta interpretazione (massima del modo).
Il punto è che le quattro massime conversazionali possono fare da bussola alle nostre conversazioni, ma solo se scegliamo di voler costruire dialoghi costruttivi, pertinenti e coerenti.
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