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Il 3° Assioma della Comunicazione attraverso i film: “Il flusso comunicativo viene espresso secondo la ‘punteggiatura’ degli eventi”

Terzo capitolo della rubrica “Gli Assiomi della Comunicazione attraverso le scene dei film”. Ho già trattato il primo e il secondo assioma della comunicazione introducendo e poi addentrandomi nella pragmatica della comunicazione. Ovviamente, il filo conduttore dell’intera raccolta è l’opera “Pragmatica della comunicazione umana, di Watzlawick, Beavin e Jackson della Scuola di Palo Alto. Con il terzo assioma della comunicazione entriamo nel dettaglio di quello che, personalmente, considero il tema più affascinante, complesso e difficilmente gestibile dell’intera questione: il punto di vista di chi partecipa all’atto comunicativo. Il terzo assioma sostiene che “Il flusso comunicativo viene espresso secondo la ‘punteggiatura’ degli eventi. Che significa esattamente?

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Cos’è la ‘punteggiatura’ degli eventi

Proviamo a semplificare e a sostituire l’espressione ‘la punteggiatura degli eventi’ con ‘i differenti punti di vista di chi comunica’. Quindi, “il flusso comunicativo viene espresso secondo i differenti punti di vista di chi comunica”. Citando ‘Pragmatica della Comunicazione umana’: “Un osservatore esterno può considerare una serie di comunicazioni come una sequenza ininterrotta di scambi”. Chi però partecipa all’interazione tende a ‘punteggiare’ il flusso comunicativo secondo il proprio punto di vista, così che ciò che viene affermato dal proprio interlocutore acquista il valore di uno stimolo o di un rinforzo, mentre la propria interazione assume il valore di una risposta.


Lui è peggio di me – Enrico Oldoini (1985)

In Pragmatica della comunicazione umana, i tre autori esemplificano il concetto raccontando una tipica dinamica da relazione di coppia: un marito che si chiude in se stesso e una moglie che diventa ostile e brontolona perché incapace di scalfire i silenzi del marito. Dal punto di vista dell’uomo, la dinamica avrà questa ‘punteggiatura’: lei mi brontola addosso (stimolo), io perdo la voglia di aprirmi (risposta), lei diventa ancora più nervosa (rinforzo). Dal punto di vista della donna, invece, la dinamica verrà composta in questa sequenza: lui si chiude in se stesso (stimolo), io divento brontolona (risposta), lui si chiude ancora di più in se stesso (rinforzo). Un po’ come parodizza la spassosissima scena di Lui è peggio di me, in cui Renato Pozzetto (Luciano) e Adriano Celentano (Leonardo) inscenano un vero e proprio conflitto di coppia, nel quale Pozzetto veste i panni della moglie incompresa e Celentano quelli del marito vessato.

La punteggiatura e la sequenza

Appare abbastanza chiaro, dunque, che né la visione del marito né quella della moglie possa essere considerata giusta o sbagliata. L’errore qui sta nel cercare di esercitare una forzatura, ovvero nella pretesa di individuare un momento di inizio del conflitto, ignorando la sequenza nel suo complesso. Un concetto che nell’opera di Watzlawick, Beavin e Jackson viene esplicato in forma grafica:

terzo assioma della comunicazione - Grafico sequenza comunicativa
Terzo Assioma della Comunicazione – Sequenza comunicativa

Il marito sarà in grado solo di identificare le triadi 2-3-4, 4-5-6, 6-7-8, ecc. Per la moglie, invece, il paradigma comunicativo posto in essere sarà punteggiato attraverso le triadi 1-2-3, 3-4-5, 5-6-7, ecc.


…Continuavano a chiamarlo Trinità – E. B. Clucher (1971)

La famosissima scena degli schiaffi in …Continuavano a chiamarlo Trinità contrappone Trinità (Terence Hill) al campione di poker Wild Cat Hendriks (Tony Norton): il secondo accusa Trinità di aver barato, questi si sente calunniato dal suo rivale. I due opponenti punteggiano l’interrelazione secondo il proprio modo di vivere la situazione, entrambi pensando di essere la parte lesa, entrambi si dimostrano desiderosi di ottenere la giusta vendetta. Nelle relazioni verbali, questo si traduce molto spesso in una lite furibonda in cui la relazione schiaccia il contenuto (vedi l’articolo sul secondo assioma della comunicazione); ma se a darci torto è Trinità, le cose vanno diversamente…

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Una questione di… ritmo

In pratica, qui il problema della relazione non sta nell’incapacità di esprimere o comprendere il contenuto dell’altro né si annida in una differente interpretazione della relazione in atto (il contesto). Qui si tratta di un problema che potremmo definire di ‘ritmo’: le parti coinvolte nell’interazione assegnano un valore differente alla dinamica in atto e a loro stessi in relazione al conflitto. In queste condizioni, diventa fin troppo facile, per chiunque ragioni dalla propria prospettiva, sentirsi la vittima che subisce la comunicazione più che parte attiva nel processo di gestione del confronto.


Il Traditore – Marco Bellocchio (2019)

Il Traditore racconta la vera storia di Tommaso Buscetta, esponente di spicco di Cosa Nostra a partire dagli anni ‘40 del secolo scorso e fino al 1984, anno in cui decide di diventare uno dei primi pentiti della storia di Cosa Nostra. Nella scena, Pierfrancesco Favino interpreta ‘Don Masino’ durante il maxiprocesso di Palermo del 1986, durante il quale, egli si dichiarò “un uomo d’onore, ribadì di non sentirsi un traditore e rinnegando l’etichetta di ‘infame’. Può sembrare surreale, ma qui si consuma una diatriba alimentata da una diversa punteggiatura ideologica: Buscetta crede di essere stato tradito dall’organizzazione che ha servito e onorato per oltre quattro decenni, che ha ucciso undici dei suoi parenti (tra cui i due figli e un fratello); i mafiosi a processo, invece, ritengono che la sua scelta di pentirsi sia propria di un animo pavido e abietto: chi è il vero traditore qui?

Il più forte detta la punteggiatura

Non tutte le relazioni sono paritarie. Anzi, molto spesso, una comunicazione viene guidata dal soggetto posto in posizione di potere rispetto all’altro. In quei casi, chi dispone del ruolo di forza è spesso anche colui che impone la propria punteggiatura. Ad esempio, un partner colto in flagranza di adulterio sarà portato ad accettare le offese della controparte ferita anziché provare a imporre il proprio punto di vista, che potrebbe essere quello di chi si è sentito trascurato, scarsamente valorizzato, deprezzato. Una diatriba tra un lavoratore e il suo capo nella quale entrambe le parti hanno commesso degli errori, spesso viene risolta con le scuse elargite esclusivamente dal subalterno, il quale viene chiamato a comprendere la prospettiva del suo superiore senza che il suo sforzo venga ricambiato dall’opponente.


Il Padrino – Francis Ford Coppola (1972)

Hai deciso di voler chiedere un favore al Padrino? Hai smesso di credere nella giustizia ordinaria e ora vuoi vendetta attraverso i canali malavitosi? Ok, Don Vito Corleone (Marlon Brando) può anche comprendere le tue scelte, può anche accettare che tu sia un uomo timorato di Dio, che hai scelto la via della legalità. Ma non gliene frega nulla. E detta la linea, la punteggiatura della conversazione. Chi chiede un favore al Padrino sarà presto o tardi chiamato a sdebitarsi. Chi invoca l’intervento di Don Vito deve rivolgersi a lui con l’appellativo di ‘Padrino’. La punteggiatura, qui, segue i ritmi del potere.

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Davvero è la comunicazione il problema?

Ora però non è che si possa ricondurre ogni problema relazionale a mere questioni comunicative, sarebbe come dire che la gente si scontra, gli amici si dicono addio e le coppie si separano solo se e quando non riescono a comprendersi. Spesso, il modo in cui affrontiamo una interazione è banalmente un’estensione di ciò che proviamo: le parole, i gesti, il tono della voce sono significanti di un disagio che la comunicazione desidera soltanto portare a galla.


American Beauty – Sam Mendes (1999)

Pare evidente anche a chi non abbia mai visto lo splendido American Beauty che tra Lester Burnham (Kevin Spacey) e Carolyn Burnham (Annette Bening) il problema non sia di tipo comunicativo: siamo davanti a una coppia esasperata, infelice e che, fondamentalmente, ha smesso di amarsi e di desiderarsi. Qual è in questo caso il ruolo della punteggiatura, ammesso che continui ad averne uno? Perché qui non siamo davanti all’incapacità di comprendere il punto di vista della controparte, bensì al totale disinteresse di riuscirci. In questi casi, spesso, quando la relazione arriva fino ad annullare del tutto il contenuto e la punteggiatura dei soggetti comunicanti non ha possibilità di incontrare quella altrui, la comunicazione è destinata a fallire. O meglio, si orienta verso altri scopi: ferire, sfogarsi, distruggere, porre la parola fine a qualcosa che ha smesso di farci stare bene e che non vogliamo più.

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