BLOG

Tipologie di commenti social disfunzionali: shitposting, derailing, nitpicking e tutti gli altri

commenti social disfunzionali e stupidi

Diciamo le cose come stanno: i social sono (anche) una cloaca di analfabetismo funzionale, disfunzionalità, fallacie logiche, dogmatismo spinto e inconsapevole, sterilità concettuale e approssimazione.

No, non tutta la ‘socialsfera’ tout court, è chiaro. Se però proviamo a concentrarci sui commenti che infestano qualunque tipologia di post online, diventa davvero difficile restare fiduciosi sulle sorti dell’umana specie. Gli utenti sono lo specchio della società. E se la società è fatta da gente inabile ad argomentare, aggressiva, schierata aprioristicamente e incapace di analisi critica, ecco che questo atteggiamento, questa predisposizione naturale, si traduce inevitabilmente in vomito verbale privo di sostanza e ricco di violenza, il più delle volte gratuita.

In questo articolo, passo in rassegna le più diffuse tipologie di commenti social di basso rango, selezionando con cura quelle che si distinguono per la loro inefficacia espositiva, spesso intenzionale, ma talvolta involontaria.

LEGGI ANCHE: Manipolazione discussiva: le fallacie logiche che invalidano dibattiti e confronti

1. Shitposting

Partiamo dall’etimologia, anche se qui è piuttosto semplice: shitposting deriva dal sostantivo posting, ovvero pubblicazione (o dal verbo to post, ovvero postare, pubblicare) e dalla parola shit che, per chi non lo sapesse, indica ciò che siamo in grado di generare in seguito a un’abbondante cena a base di fagioli, chili piccante e cavolfiore.

Dunque, lo shitposting consiste nella diffusione di contenuti – o di commenti, visto che di quello vi parlo – di bassa qualità, che vengono pubblicati con lo scopo di divertire, provocare, disturbare, portare confusione o, semplicemente, per il gusto di farlo.

L’impatto di questa tipologia di contenuti nel dibattito online dipende, come immaginabile, dall’intento per cui si utilizza tale pratica. La motivazione più abietta che muove gli shitposter è quella di invalidare confronti costruttivi, introducendo elementi fuorvianti, che distolgono dal focus principale.

Esempio pratico

Un post di Facebook affronta il tema dell’utero in affitto. Nella sezione commenti, gli utenti si accapigliano per sostenere punti di vista divergenti. Un utente interviene nella discussione diffondendo una fake news riguardante una donna deceduta a causa della maternità surrogata.

Il link condiviso si integra con un commento dell’autore: Ecco quello che propagandate, pratiche omicide, spietate e contronatura!

Ecco allora che il pubblico si affanna a commentare la notizia, chi sostenendo (correttamente) che si tratta di una bufala, chi strumentalizzando l’informazione per avallare la propria contrarietà alla pratica della gestazione per altri.

Così la diffusione di commenti di infima qualità, non pertinenti o persino mendaci causa un impoverimento del confronto, alimentando al contempo la propagazione di notizie false.

2. Derailing

Letteralmente, derailing significa Deragliare. Un termine che rende molto bene il senso di quei commenti espressi con il chiaro intento di sviare una discussione, introducendo elementi incoerenti, decontestualizzati e confusionari.

La cosa peggiore di questa pratica è che, talvolta, essa non viene riconosciuta nella sua capacità di sabotare un confronto. Ad esempio, il derailing può fare uso della fallacia ad personam (segue nell’esempio).

Esempio pratico

Un video di YouTube spiega esaustivamente le implicazioni sociali, economiche e sanitarie legate alla possibile legalizzazione delle droghe leggere. L’area dedicata alla discussione si accende. Un commento, pubblicato da un profilo cui non si può far corrispondere una persona in carne e ossa, mette in evidenza come l’autore del video, anni prima, fosse stato indagato per spaccio: Ma cosa parli a fare tu, che sei un acclarato criminale!.

In questo esempio, il derailing viene costruito su una fallacia logica molto comune: anziché ragionare nel merito della discussione, si sceglie di screditare l’autore del video, nonostante ciò non renda la sua argomentazione meno valida.

Nonostante la fallacia logica, il pubblico si lascia ‘deragliare’: allora il punto focale della discussione cessa di essere quello relativo alla liceità di legalizzare la cannabis e si sposta verso l’autore stesso. Deragliamento riuscito.

LEGGI ANCHE: I commenti social più stupidi con cui siamo costretti ad avere a che fare

3.Benaltrismo

Conosciuto, si fa per dire, anche con il termine inglese whataboutism, il benaltrismo è la pratica tipica di chi risponde a una critica o a un’opinione non ragionando nel merito della stessa, bensì etichettando la questione in oggetto come non importante, irrilevante, poco significativa rispetto ad altri temi che, secondo chi parla, dovrebbero essere attenzionati maggiormente.

Come facilmente intuibile, anche questo approccio espositivo si costruisce su un’evidente fallacia logica, in quanto mira a porre in secondo piano il tema oggetto del confronto, in favore di elementi utilizzati strategicamente per creare distrazione e intorbidire il dibattito.

Esempio pratico

Nella sezione commenti di un post su Instagram si discute riguardo all’opportunità di affiggere i crocifissi nelle scuole. Tra le varie idee portate nel dibattito social, vi sono anche numerosi commenti volti a sottolineare come le condizioni degli istituti scolastici italiani siano pessime e, in funzione di ciò, viene invitato il pubblico a ristabilire le giuste priorità: Pensate alle cose serie! Le scuole italiane non hanno neanche la carta igienica e voi pensate ai Crocifissi?.

4. Flame

Ora un termine certamente più noto e diffuso rispetto a quelli elencati finora. Flame in inglese significa fiamma e, come la parola stessa lascia intendere, fa riferimento a commenti deliberatamente ostili, offensivi e lesivi nei confronti di una persona o di un’intera comunità online, con il chiaro intento di alzare i toni e di aumentare il livello di aggressività della discussione.

Qui non si tratta di una fallacia logica poiché questo termine non prende in considerazione la semantica o la logicità del commento, ma è attinente al piano formale. Il flamer, ovvero l’autore del flame, può utilizzare questo atteggiamento in modo deliberato al fine di innervosire l’utente vittima del confronto; in altri casi, l’utente protagonista del flame è ‘semplicemente’ una persona di indole bellicosa e incapace di dialogare costruttivamente con chi esterna posizioni differenti dalle proprie.

Esempio pratico

In questo caso l’esempio pratico non servirebbe neppure, ma visto che ci siamo… Un utente dice la sua sotto a un post di argomento calcistico: si discute su un episodio arbitrale dubbio ed egli, in modo garbato, sostiene che l’arbitro ha sbagliato decisione e che avrebbe dovuto assegnare il calcio di rigore.

Interviene con livore un altro utente che, anziché incalzare in modo sereno, attacca sul personale il primo. In particolare, egli fa riferimento agli occhiali da vista indossati da questi e visibili nella sua foto profilo: Mi sa che quegli occhiali che indossi non funzionano bene e ti fanno sembrare ancora più stupido di quanto tu sia.

LEGGI ANCHE: La comunicazione rabbiosa: si chiude la vena, si apre la bocca

5. Dog Whistle

Qui dobbiamo soffermarci con una certa attenzione, perché adesso si parla di una tecnica particolarmente subdola e poco riconoscibile. L’esatta traduzione di dog whistle è fischietto per cani. Come sappiamo, il suono emesso da questo strumento è udibile solo dai cani, mentre per l’essere umano risulta impercettibile: ma cosa c’entra tutto questo con i commenti social? È presto detto.

Con Dog Whistle si intende una tecnica di comunicazione che consiste nel fare affermazioni apparentemente innocue, ma inserendo nel discorso termini che alludono velatamente a idee politiche o a prese di posizione ideologiche facilmente riconoscibili da un pubblico specifico e affine a chi parla. Vedi l’esempio pratico per comprendere meglio.

Commenti costruiti attorno al dog whistle sono estremamente insidiosi per molteplici ragioni:

  • Utilizzano spesso parole in codice, bivalenti o con un significato sottinteso.
  • Si rivolgono a un’utenza specifica che, al contrario del pubblico ‘comune’, coglie facilmente l’allusione.
  • Non contengono riferimenti o attacchi espliciti e, in funzione di ciò, permettono facilmente a chi scrive di negare quanto dichiarato in modo indiretto e ambiguo.

Esempio pratico

Immaginiamo uno scenario di questo tipo: post social che parla dell’aumento delle moschee in Italia. Tra i commenti, ne spunta uno non particolarmente aggressivo, che afferma quanto segue: L’aumento delle moschee in Italia rappresenta una minaccia per la tradizione italiana.

Sembrerebbe un post piuttosto inoffensivo, distante dalle barbarie che, sovente, temi come quello dell’integrazione stimolano in una determinata tipologia di pubblico. Qui, però, è nascosto un dog whistle, abilmente celato nei termini “tradizione italiana”. In questo caso, infatti, vi è una visione non palesata apertamente, ma comunque tangibile, ed è la visione propria di chi soffre di una certa esterofobia, di chi fatica ad accettare culture estranee alla sua, di chi resiste strenuamente contro l’accoglienza di usanze e costumi altrui.

6. Virtue Signaling

Il Virtue Signaling, in italiano Segnalazione della Virtù o Comunicazione della Virtù, descrive quei commenti tipici di chi prende posizione su temi controversi, più per esibire le proprie qualità morali che per dibattere concretamente sull’argomento in oggetto.

Si tratta di un tipo di commento piuttosto comune, spesso pubblicato da utenti che prendono le difese di una categoria di cui non fanno parte (ed esempio un etero che si schiera dalla parte della comunità LGBTQ+).

Commenti di questo tenore sono spessissimo appannaggio di figure per cui l’apparenza è un mantra, una priorità assoluta. L’ostentazione di una presunta superiorità morale non si accompagna a un concreto impegno sociale sui temi di cui questo tipo di utenza si fa portavoce, i commenti sono superficiali e privi di un fattuale apporto informativo, pensati per conquistare facili like e non per aggiungere valore al confronto pubblico.

Esempio pratico

Un contenuto social attacca il patriarcato, il sessismo e difende l’uguaglianza di genere, prendendo posizione contro la società machista e incentrata sul culto del maschio Alpha. Un uomo commenta: Sono totalmente d’accordo, serve un cambiamento di atteggiamento e di comportamento da parte di tutti! Il tema dell’uguaglianza di genere è prioritario e deve essere affrontato subito

Terminata la scrittura del post, rimprovera sua moglie poiché la cena non è ancora pronta.

LEGGI ANCHE: Woke: significato e ideologia di una parola controversa (guarda un po’)

7. Humblebragging

Narcisismo, vanità, egocentrismo, megalomania sono gli ingredienti alla base dell’humblebragging, traducibile come Vantarsi con umiltà. Questo ossimoro intende la pratica di vantarsi fingendo di dire altro. La maschera indossata da questo tipo di commento è solitamente quella della falsa modestia o, peggio ancora, della lamentela, dietro la quale si ammanta maldestramente un atto di sgradevole e autoreferenziale vanteria.

Esempio pratico

Post di un’agenzia turistica dedicato a una località tropicale esclusiva. Commento non richiesto di un tizio a caso: Ci sono stato già tre volte, purtroppo il mio lavoro non mi lascia tregua, altrimenti ci andrei a vivere per sei mesi l’anno.

In questo esempio è evidente come l’unico intento dell’utente sia quello di rendere nota (a chi poi?) la propria posizione socio-economica. Il sottotesto in questo caso è: posso permettermi viaggi costosi perché svolgo un lavoro importante.

8. Doomsaying

Doom significa Destino, ma col tempo la parola si è evoluta, acquisendo il significato di Sorte Avversa. Say è il corrispettivo inglese del verbo Dire: dunque, Doomsaying può essere approssimativamente reso come Dichiarare sventura o Dichiarazione di sventura.

Doomsaying è l’abitudine di profetizzare risvolti futuri nefasti o di abbandonarsi a previsioni pessimistiche e allarmistiche in relazione a un determinato scenario. Le ragioni che spingono gli autori di questi commenti a vaticinare sventure possono essere molteplici: si va dalla ‘semplice’ intenzione di condividere il proprio disfattismo alla ricerca di attenzioni fino al desiderio di influenzare e manipolare le idee altrui.

Esempio pratico

Un video approfondisce con approccio scientifico i nuovi sviluppi tecnologici in ambito mobilità sostenibile. Un utente sente il bisogno di intervenire a riguardo, affermando: “Qualunque innovazione ecologica è inutile, ormai è troppo tardi. Siamo condannati all’estinzione e lo abbiamo voluto noi.

LEGGI ANCHE: Siamo davvero liberi pensatori? Tutto ciò che condiziona le nostre idee

9. Copypasta

Qui la pasta non c’entra nulla. Il riferimento è invece alle parole inglesi Paste, ovvero Impasto, e Copy, che significa Copiare. Il copypasta è un blocco di testo, spesso lungo e di difficile lettura, che viene copiato e incollato nel web in modo ripetuto, con atteggiamento spammoso e, spesso, indiscriminato.

Il contenuto di questi commenti è molto variabile, si va da brevi testi a blocchi estesi che possono riguardare una notizia, una presa di posizione su un certo argomento, una barzelletta, una storiella o la promozione di un prodotto/servizio.

Il copypasta utilizza la tecnica del copia-incolla per distribuire in modo capillare e invasivo il contenuto che si vuole diffondere.

Esempio pratico

Post a tema auto sportive, su un profilo social seguito soprattutto da utenti di genere maschile. Nella sezione commenti di quasi tutti i post pubblicati dal profilo appare l’intervento di una ragazza, la cui foto profilo la mostra in pose particolarmente audaci, che invita tutti gli utenti: Date un’occhiata alle mie foto, vi attendono sorprese molto piccanti!.

10. Teorie del Complotto

Qui non c’è granché da spiegare. I commenti che sostengono le teorie del complotto sono ormai un virus che infesta enormemente il mondo social e che ha conosciuto un ulteriore e importantissimo impulso in epoca di Covid-19.

Si tratta di considerazioni volte ad alimentare credenze complottiste, a volte inserendo il tema che si vuole trattare in modo forzoso e incoerente rispetto al post che si sta commentando. Inutile elencare le infinità di teorie del complotto nate e divulgate da quando esiste internet: da “Kurt Cobain è stato assassinato” a “Tonio Cartonio è morto di overdose”, passando per “L’allunaggio non è mai avvenuto”, “La Terra è piatta”, eccetera, eccetera.

Ciò che infastidisce di più di questi tipi di commenti è la loro onnipresenza e l’impossibilità di pervenire a un confronto costruttivo con i suoi autori, trincerati dietro posizioni assolute e inscalfibili, seppur quasi sempre illogiche.

Esempio pratico

Ecco un esempio che, personalmente, mi disgusta profondamente e che, purtroppo, conosce oggi una diffusione enorme. Succede sistematicamente, nel caso di morti improvvise causate da malori inaspettati, che utenti senza umanità né empatia accorrano a sottolineare come la vittima della tragedia si fosse vaccinata contro il coronavirus, alludendo (neanche troppo vagamente) a quanto la persona deceduta si sia meritata il proprio triste destino. Sovente, i commentatori complottisti esibscono una cinica soddisfazione nel sottolineare quanto avessero ‘ragione’.

I commenti sono di questo tenore: Fatemi indovinare: sierato? E ma noi siamo quelli pazzi… voi invece avete capito tutto! ahahaha.

LEGGI ANCHE: Siamo diventati più stupidi? No, siamo solo più esposti

11. Nitpicking

La traduzione letterale di Nitpicking è Pignoleria. Dunque parliamo dell’attitudine a contestare piccoli errori o imprecisioni di scarsa rilevanza, secondari o del tutto insignificanti. Lo scopo di chi utilizza questo approccio nei commenti è quello di screditare la controparte e le sue trattazioni, spostando l’attenzione su trascurabili inesattezze e ignorando il fulcro dell’argomentazione dell’interlocutore.

Spesso, il nitpicking viene utilizzato scientemente per abbassare il livello della discussione, deviando il focus e caricando di importanza dettagli di scarso valore. Talvolta questo approccio viene adottato con il chiaro intento di provocare e innervosire.

Esempio pratico

Due cinefili del web battibeccano sulla qualità delle produzioni filmiche del regista Paolo Sorrentino. Il primo, fan dell’artista partenopeo, esalta la pellicola “La grande bellezza”, sottolineando come l’opera mostri una profondità e un fascino onirico unici, specie se si considera che la pellicola ha quasi dieci anni.

Risposta nitpicking di un detrattore del regista: Ahahahahaah ma di cosa parli, che non sai neanche quando è uscito il film! La grande bellezza è del 2013, altro che “quasi ”10 anni!.

LEGGI ANCHE: Che cos’è il mansplaining? Analisi sul significato e sull’utilizzo di un neologismo divisivo e complesso

Commenti disfunzionali: osservazioni conclusive

Se siete come me e avete la malsana perversione di esplorare la sezione commenti dei post più controversi; se condividete la mia stessa insana depravazione nei confronti delle bassezze del web e vi lasciate risucchiare nel vortice della disfunzionalità comunicativa e di pensiero, vi troverete spesso nelle condizioni di odiare il genere umano.

Allora cosa si può aggiungere su questo tema? Quali conclusioni possiamo trarre da un articolo di questo tipo? Che l’essere umano fa schifo? Che la gente è stupida? Che le persone non sono capaci di confrontarsi costruttivamente? No, non sarebbe corretto, si tratterebbe di una banale generalizzazione che, di fatto, non ci renderebbe migliori di chi utilizza approcci come quelli appena descritti.

Possiamo però provare ad attuare una distinzione e a classificare questi tipi di commenti social, non tanto in base alle intrinseche caratteristiche formali, bensì analizzando l’intenzione e la motivazione che spinge certi utenti a porsi sui social in modo così ostile, perentorio e arrogante.

Allora, potremmo facilmente renderci conto che i commenti, e i commentatori, non sono tutti uguali:

  • C’è chi lo fa con il chiaro intento di provocare, aizzare, sfottere, ridicolizzare.
  • C’è chi lo fa per via di capacità critiche e di ragionamento limitate.
  • C’è chi lo fa per sfogare frustrazioni personali che non riesce a riversare con la stessa pervicacia nella vita ‘reale’.

In ogni caso, non esistono cure né rimedi. O meglio, c’è solo un modo per difendersi: guardare e passare oltre.

Cerchi un ghostwriter o un copywriter che ti aiuti a realizzare il tuo progetto? Conosciamoci!