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Parole dimenticate: quelle bellissime e da salvare

Qualche settimana fa ho trattato il tema delle parole utilizzate nel modo sbagliato, i nuovi termini che soffocano il Made in Italy (persino sotto il profilo linguistico e delle abitudini comunicative), quelli impiegati in modo improprio. La lingua, d’altronde, si sa, è in continua evoluzione (o in molti casi in involuzione), muta, si trasforma, modella nuove abitudini, partorisce slang ed espressioni gergali. A fronte di espressioni che, di anno in anno, entrano nel nostro vocabolario quotidiano, tantissime altre vengono sacrificate, diventano desuete, perdono di legittimità e, spesso, finiscono con l’essere adoperate solo con finalità parodistiche – “di grazia”, “chiedo venia”, “puerile”. Ed è un vero peccato perché, tra i tanti lemmi che finiscono nel dimenticatoio ce ne sono tantissimi di assoluta bellezza, significativi e con un’etimologia affascinante. Ho deciso di stilare una lista delle più belle parole dimenticate della lingua italiana, con un appello rivolto a tutti noi: salviamole, finché possiamo.

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1. Lapalissiano

Lapalissiano significa evidente, palese, talmente ovvio da non richiedere una dimostrazione. Il lemma, sebbene non sia da considerare estinto, viene usato sempre più sporadicamente e, ad oggi, non possiamo che considerarlo a rischio sparizione. E sarebbe davvero una brutta perdita, specie se consideriamo la sua etimologia: lapalissiano, infatti, deriverebbe dalla storia del maresciallo francese Jacque de la Palice, vissuto a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Alla sua morte, egli venne omaggiato dalle truppe, che composero per lui un’ode celebrativa. Una frase del testo a lui dedicata recitava: “Se non fosse morto farebbe ancora invidia”, ma, durante l’interpretazione, venne erroneamente storpiata in “Se non fosse morto sarebbe ancora in vita”… parole forti. La correlazione che si è venuta a creare tra ‘la Palice’ e il termine ‘lapalissiano’ è… lapalissiana. E la parola è talmente bella da spingermi a un appello: aiutiamola a vivere, almeno lei.

2. Pleonastico

Pleonastico è un aggettivo che esprime il significato di ridondante, superfluo, inutile. Si tratta di un termine di rara bellezza, sia sotto il profilo etimologico che morfologico. La stessa sonorità suggerisce un’idea di pesantezza, di eccessività barocca, un pleonasmo appunto! Inoltre, parliamo di un vocabolo dalle radici antiche, che deriva dal sostantivo greco πλεονασμός (spleonastikós), ovvero sovrabbondante, pleonasmo. Quante volte ci capita di sentire questa parola in un giorno, in un mese o in un anno? Decisamente poche, decisamente meno di quante meriterebbe.

3. Trasecolare

Trasecolare, ovvero restare sbalordito, è un verbo intransitivo che unisce il fascino di una derivazione antica a un suono roboante, seduttivo. Si tratta di un derivato del sostantivo secolo e assume letteralmente il significato di essere fuori dal secolo, un modo figurato di esprime il senso di perdere il senno. Il secolo, qui, viene utilizzato metaforicamente come ciò che definisce la vita terrena, la concretezza, oltre la quale si spinge il soggetto che trasecola.

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4. Postergare

Postergare è una meravigliosa crasi di etimologia latina che nasce dalla locuzione post tergum (dietro le spalle). Il bello di questa parola è che, con un minimo di intuito, possiamo desumere il suo significato anche senza aver mai sentito il termine. Post, dal latino dietro, e terga, ovvero dorso, sono due termini che utilizziamo ricorsivamente e di cui si conosce chiaramente il significato. Che significa, dunque, postergare? Semplice: lasciarsi qualcosa alle spalle! Sperando che non sia proprio la parola postergare ed essere postergata.

5. Querulo

Un altro modo di dire lagnoso, piagnone, lamentoso? Querulo! Ecco un altro bel dono della lingua latina che va via via sfumando nelle abitudini linguistiche di noi parlatori d’oggi. Il lemma deriva dall’aggettivo latino querŭlus, che a sua volta viene dal verbo queri, cioè lamentarsi. Non so a voi, ma a me la musicalità del termine suggerisce esattamente l’idea di una lagna, sarà per l’allitterazione scomoda della ‘U’, sarà per le frizioni sonore imposte dalla ricorsività delle vocali. Quale sia la risposta, salviamo la parola Querulo!

6. Ottuagenario

Ottuagenario è un altro mirabile esempio di parola che sopravvive soprattutto in un registro ironico, umoristico, con l’intento di aumentare la carica comica di un’affermazione. Ok, è vero, lo stesso significato può essere reso con meno sforzo dicendo ottantenne… Ma volete mettere? E se non siete convinti dalla bellezza della parola, sappiate che essa deriva dal latino octogenarius, stesso significato, suono fighissimo.

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7. Alterco

Alterco non è esattamente una parola a rischio di scomparsa, ma l’idea è che il suo utilizzo sia destinato a divenire sempre meno frequente, fino a sparire del tutto in un futuro non meglio definibile. Significa lite, scontro, diverbio animato e nasce dal verbo latino alterco, che significa appunto litigare. Andando ancor più in profondità, deriva dalla parola alter, che designa “l’altra persona” tra due, a suggerire l’idea di una contrapposizione tra due individui.

8. Luculliano

Luculliano è un aggettivo che, solitamente, utilizziamo o sentiamo utilizzare insieme al sostantivo pasto. Un pasto luculliano fa riferimento a un menu sontuoso, più che abbondante, fastoso. Il termine fa riferimento a ciò che è elegante e ricco, soprattutto in ambito gastronomico, ma il suo uso diventa sempre più sporadico; inutile dire che, anche in questo caso, è un vero peccato. L’etimologia, una volta di più, è di quelle che alimentano suggestioni e mi spingono a lanciare un monito per salvaguardare la parola da una sua prematura scomparsa: intuitivamente, avrete capito che si tratta di un termine che deve la sua origine a un qualche ‘Lucullo’. Più precisamente, fa riferimento a Lucio Licinio Lucullo, politico e militare romano che nacque circa un secolo prima dell’anno zero e che, secondo quanto riportato dagli storici, divenne noto, oltre che per le sue imprese, anche per la sua inclinazione ad organizzare banchetti straordinariamente raffinati ed esorbitanti. Lucullo fu anche uomo con un grande slancio di ospitalità, che era solito accogliere i propri amici in modo lussureggiante. La sua, però, era una predisposizione dettata non dall’opulenza, bensì da un animo elegante, distinto e premuroso.

9. Sardanapalesco

Sardanapalesco è l’unico avverbio inserito nella lista. Esso viene impiegato in riferimento ad abitudini e stili di vita particolarmente dissoluti, sfarzosi e ambigui. La parola, buffa nella sua complessità morfologica, si riferisce a Sardanapalo, meglio conosciuto come Assurbanipal, re degli Assiri nel VII secolo A. C. e noto, sebbene non si sappia se e in che misura ciò sia vero, per la sua indole voluttuosa. Secondo le ricostruzioni, l’imperatore si distinse per un atteggiamento palesemente effeminato e, secondo diverse fonti, per la sua inclinazione omosessuale.

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10. Ramanzina

Ramanzina è un termine che ricorre soprattutto in frasi idiomatiche. Il suo significato è discorsetto, rimprovero, paternale. Un termine che ci capita di udire sempre più raramente e che, in realtà, dovrebbe pronunciarsi romanzina. Il lemma, infatti, deriva dal sostantivo romanzo e intende, appunto, un discorso lungo e seccante, a suggerire l’idea di una pedante trattazione cui ci troviamo costretti a sottoporci. La forma ramanzo prese piede a partire dal XVII secolo, sdoganando anche vocaboli come ramanziere, rammanzo e, appunto, ramanzina.

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