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Caso Bibbiano: l’eccellenza della disinformazione strategica

Premessa, doverosa: qui non si tratterà di politica. Il focus della trattazione sarà quello della comunicazione e dei suoi utilizzi. In particolare, proverò ad analizzare il fatto di cronaca che ormai da un mese tiene banco nel web, ovvero quello relativo ai fattacci di Bibbiano e dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni, ormai nota a chiunque non abbia vissuto sulla Luna nelle ultime settimane.

Bibbiano: i fatti (veri)

Partendo da ciò che si sa: ad oggi, 25 luglio 2019, nel registro degli indagati sono finiti diversi soggetti ed enti, a titolo differente. Fatto: il sindaco del comune in provincia di Reggio Emilia, Andrea Carletti (PD), è indagato per illecito amministrativo. Sì, perché la vicenda, da un punto di vista giurisprudenziale, si snoda in due filoni: illecito amministrativo, appunto, ed è il capo d’imputazione rivolto al primo cittadino, e plagio dei bambini al fine di alterarne i ricordi.

Intendiamoci, il caso, sebbene non ancora accertato dagli inquirenti, è gravissimo. Medici, psicologi e assistenti sociali, qualora le accuse venissero confermate, si sarebbero macchiati di nefandezze che si fa fatica anche solo a immaginare: gli indagati avrebbero agito deliberatamente allo scopo di riconfigurare i ricordi dei bimbi al solo scopo di allontanarli indebitamente dalla custodia dei famigliari. Per quale motivo? Ovviamente, per denaro. Ovvero, per alimentare un sistema fraudolento e spregiudicato che guadagnava attraverso costosissime sedute di psicoterapia pagate dal comune (e qui torna la figura del sindaco).

Riassumendo: la rete criminosa, secondo quanto sappiamo oggi, avrebbe manipolato i bambini per estorcergli rivelazioni false attraverso le quali dimostrare atti di maltrattamento in famiglia o incapacità da parte dei tutori legali di assicurare ai piccoli un ambiente salubre in cui crescere. E qui dobbiamo già fermarci un attimo: i proventi illeciti che avrebbero riempito le tasche delle persone coinvolte sarebbero provenuti da sedute terapiche finanziate con soldi pubblici e che presentavano costi abbondantemente superiori a quelli di mercato (circa 130 euro a seduta contro i 60-70 euro della media). Dunque, le famiglie affidatarie non sarebbero coinvolte nello scandalo e, per ciò che sappiamo oggi, erano ignare degli illeciti.

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La disinformazione e le inesattezze

A questo punto, trascorso ormai un mese da quel 27 giugno 2019 in cui tutto è iniziato (almeno mediaticamente), il web si è attivato per promuovere, diffondere e legittimare tutta una serie di atti di disinformazione che, tutt’ora, sono dai più ritenuti veritieri. Iniziamo allora ad analizzare, una per una, tutte le angoscianti bufale che i meccanismi della rete hanno saputo elevare a verità, ma che verità non sono. Come diceva Joseph Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.” Per chi non lo sapesse, Goebbels era il Ministro della Propaganda del governo nazista di Adolf Hitler.

Bugia numero 1: il PD è il partito di Bibbiano

L’ho già detto, ma credo che repetita iuvant: questo non è un articolo che parla di politica, ma inevitabilmente, parlando di un tema che ha assunto risvolti profondamente politici, va a finire che di partiti e di politici si finisca con il parlarne comunque, ed è necessario farlo. Uno dei mantra che circola nel web ormai da settimane è quello secondo cui “Il PD è il partito di Bibbiano”. Che siate elettori del Partito Democratico o suoi detrattori, sostenitori della Lega, Pentastellati, apolitici, cambia poco. Il fatto, non l’opinione, è che non esiste alcun collegamento diretto tra i fatti di Bibbiano che vedono coinvolti gli sfortunati bimbi del comune emiliano e il partito. Come già spiegato, il sindaco della giunta di Bibbiano, ad oggi sospeso dalla sua carica, è sì indagato, ma per aver defraudato le casse comunali, gonfiando fatture di sedute di psicoterapia a cui i bambini venivano sottoposti. Dire che il PD è il partito di Bibbiano è un po’ come sostenere che chi vende passamontagna è colluso con i rapinatori che li utilizzano per assaltare le banche. Allo stesso modo, nessuno dovrebbe sognarsi di affermare che il MoVimento 5 Stelle, che solo lo scorso 24 maggio donava in beneficenza circa 195 mila euro proprio alla Onlus ‘Hansel e Gretel’, coinvolta nello scandalo, sia sostenitore del sistema associativo a delinquere.

Bugia numero 2: veniva utilizzato l’elettroshock

L’inchiesta, sebbene ancora in corso, non ha mai preso in considerazione la possibilità che venisse utilizzato l’elettroshock per alterare la memoria dei bambini. La diceria, e anche questo è un fatto, non un’opinione, è stata alimentata tramite social network; lo stesso Luigi Di Maio, sapendo di mentire, ha dichiarato di non voler avere nulla a che fare con un partito che: “toglie i bambini alle famiglie con l’elettroshock”. Sono gli stessi utenti del web a farsi moltiplicatori di tale credenza erronea, ripetendo acriticamente informazioni mai verificate ed elavandole a verità. Ricordate Goebbels?

Bugia numero 3: “E allora Bibbiano?”

La terza bugia, o falsa verità se preferite, è quella relativa all’idea secondo cui la stampa e gli organi di informazione ufficiale non parlino abbastanza del caso di Bibbiano, come se si volesse insabbiare ogni cosa. Il fatto che a quasi un mese di distanza mi sia sentito in dovere di scrivere questo articolo dimostra quanto ciò corrisponda a un modo distorto di percepire il fatto e di come esistano meccanismi scientifici volti a generare esattamente questo effetto distorsione. Di Bibbiano se ne parla, tantissimo: ne parlano i politici, i media, cantanti come Laura Pausini e Nek, le persone comuni. Solo che se ne parla male, strumentalizzando e alimentando fake news che quasi nessuno si preoccupa di verificare davvero.

Bugia numero 4: Salvini va a Bibbiano per fare qualcosa

In Italia, grazie al cielo, il potere giudiziario è indipendente da quello legislativo. L’inchiesta di Bibbiano è ad oggi nelle mani della magistratura. Ciò significa che nessun esponente della politica può materialmente fare qualcosa in proposito per aiutare i bambini e le loro famiglie, al di là di una pressione mediatica su chi si sta occupando delle indagini. Non può fare nulla Salvini, non può fare nulla il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e non può fare nulla quello della Repubblica Sergio Mattarella.

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Perché le bugie schiacciano le verità?

E ora arriviamo al nocciolo della questione: perché, se è vero che gran parte delle credenze su Bibbiano sono oggettivamente false, esse circolano con tale insistenza e persuasione? Quali sono i meccanismi che si attuano e che determinano un così tale successo da parte di menzogne spesso create ad arte e sospinte da soggetti ben consapevoli di mentire? La vicenda di Bibbiano, in tutta la sua drammaticità, di cui spesso tendiamo persino a dimenticarci privilegiando discorsi di stampo bandieristico e partitico, rappresenta un vero e proprio capolavoro della disinformazione mainstream. I motivi sono diversi; ridurre il tutto a una sola spiegazione sarebbe del tutto fuorviante.

Motivo numero 1: si tratta di un fatto drammatico

Probabilmente, ciò che rende così semplice alimentare falsità aberranti sui fattacci di Bibbiano è la straordinaria drammaticità dell’evento. Chiunque di noi, non appena ha appreso la notizia, non ha potuto fare altro che provare sdegno, afflizione e rabbia nei confronti dei soggetti responsabili di una simile amenità, perpetrata nei confronti degli individui più indifesi che possano esistere – i bambini, appunto. Inoltre, le bugie hanno fatto leva sull’idea che a sorreggere l’impalcatura criminale fossero soggetti depositari di potere decisionale o quantomeno valutativo, quali medici, psicologi, assistenti sociali. Accogliere con furia qualunque notizia sia stata messa in circolo sul tema è risultato fin troppo facile, da parte di una vastità di soggetti poco inclini ad approfondire quanto appreso distrattamente nel web. L’empatia nei confronti delle povere vittime è stata più forte della capacità di mantenersi lucidi sulla questione. Suggestione, immedesimazione, senso di giustizia, sete di vendetta sono stati i vettori del gioco della disinformazione.

Motivo numero 2: la forza dei mezzi a disposizione

Qui non si è trattato di un meccanismo di viralità dal basso. Le informazioni false sparse nel web sono state sostenute da canali e mezzi di comunicazione capillari, capaci di rivolgersi a un pubblico ampio e tendenzialmente orientato a riconoscere credito e affidabilità alle fonti. Non solo, è esistita una crossmedialità delle informazioni: tv, internet, giornali, esponenti dello spettacolo e della musica – non tutti in modo compiacente e intenzionale – hanno creato un sistema potentissimo di dis-informazione, capace di scatenare una potenza di fuoco travolgente.

Motivo numero 3: il carisma dei promotori

Ad alimentare falsità sono stati persino esponenti di primissimo piano della politica italiana, come Luigi Di Maio e Matteo Salvini, Vice Premier e Ministri della Repubblica in carica. Oltre a una moltitudine di rotocalchi di settore, le fake news sono state pompate da personalità istituzionali che, secondo il nostro immaginario, sono chiamati a dire la verità, a non diffondere informazioni errate. Chiunque di noi sarebbe portato a credere che figure ufficiali di tale rango siano obbligati a comportarsi secondo un’etica orientata alla trasparenza e nel rispetto di una deontologia basata sulla cura meticolosa delle informazioni di cui si fanno portavoce. Evidentemente, nel mondo della politica, così non può essere.

Motivo numero 4: la retorica del tifo

Altra discriminante che ha determinato il successo delle campagne di disinformazione relative a Bibbiano è rappresentata dall’approccio tipico dell’elettorato italiano ad assumere posizioni aprioristiche, dettate da una fede spesso cieca nei confronti di chi le incoraggia. Non c’è nulla di nuovo in ciò: in Italia, da sempre, la comunicazione politica ragiona in quel modo e, spesso, scandali che avrebbero potuto affossare personaggi di spicco del panorama italiano – politici, imprenditori, artisti – si sono trasformati in punti di forza, vessilli capaci di simboleggiare la dimostrazione di complotti volti ad abbattere questo o quel personaggio pubblico. Tipico atteggiamento italico è quello di accettare qualunque ‘verità’ senza appurarne la veridicità, in ossequio ad una fedeltà spesso dispotica nei confronti di un’idea, di un partito, di un personaggio pubblico, rifiutando ogni forma di contraddittorio, fosse anche supportato da fatti incontrovertibili e non di parte. Ma non venitemi a dire che tutto ciò non lo sapevate già.

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Motivo numero 5: l’incapacità comunicativa del PD

Chiarito che il PD non è “il partito di Bibbiano”, va riconosciuto come il Partito Democratico non abbia in alcun modo saputo gestire comunicativamente lo scandalo, arroccandosi dietro a un silenzio che continua a urlare colpevolezza. Lo stesso Nicola Zingaretti, a domanda diretta da parte di una giornalista – “Segretario, una domanda su Bibbiano: perché se ne parla così poco?” – ha glissato, ha palesato un sorriso isterico e si è allontanato dal microfono, salvo poi tornare indietro e accusare il MoVimento 5 Stelle di parlarne, tanto, e con intenti di sciacallaggio. Ovviamente, è stato fin troppo facile per chi alimenta il sistema mediatico delle bufale estrapolare solo la prima parte del video e lanciarlo nel cyberspazio corredato da titoli come: “Zingaretti ride su Bibbiano”. A poco o nulla valgono le reazioni successive, nelle quali lo stesso segretario e altri personaggi del Partito Democratico promettevano querele e denunciavano atteggiamenti intenzionalmente distorcenti sui fatti del comune emiliano. Un atteggiamento di imbarazzo che il PD continua a palesare tuttora, evidenziando un certo disagio sul tema; disagio e silenzi che le controparti hanno saputo cogliere e massimizzare.

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