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Sanremo 2020: di cosa hanno parlato le canzoni in gara

Lì per lì va a finire sempre allo stesso modo: le polemiche, il chiacchiericcio, i super (diciamo) ospiti… e le canzoni finiscono quasi in secondo piano. Anche Sanremo 2020, in quanto a discussioni e diatribe, non è stato da meno rispetto alle edizioni precedenti, anzi… E il tutto, già da ancora prima che la kermesse avesse inizio: la presenza di Rula Jebreal invisa a una certa frangia della politica (e del suo facilmente suggestionabile elettorato), il maschilismo ingenuo di Amadeus e quello anti-sistema di Junior Cally… e poi i siparietti sterili di un Fiorello nella sua versione più egoica mai vista, il dissing a sorpresa di Morgan a Bugo e la fuga di quest’ultimo durante l’esibizione. Eccetera eccetera. Ora, però, a una settimana dalla conclusione del programma, possiamo finalmente provare a concentrarci con il giusto distacco su quello che dovrebbe importare davvero: le canzoni. La musica e, in questo, caso, i testi.

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Sanremo 2020: parliamo dei testi delle canzoni

Affievolita l’eco che, come consuetudine, accompagna le cinque serate di diretta, voglio mettere i contenuti al centro dell’argomento relativo all’ultima edizione di Sanremo provando a fare un bilancio non tanto su questioni di carattere qualitativo (chi sarei mai io per farlo?) quanto sulle tematiche portate in gara dagli artisti attraverso le 24 canzoni in gara (inclusa quella di Morgan e Bugo, malgrado la squalifica. La spassosissima squalifica). Indovinate qual è stato il tema più ricorrente di questa edizione? Se avete pensato immediatamente: “l’amore”… ci avete preso, anche se non è stato il solito trionfo del sentimentalismo.

Amore batte politica 8 a 1

La tradizione musicale italiana scorre storicamente sul doppio filone della canzone d’amore e di quella a sfondo politico-sociale. Mai come nell’edizione di quest’anno, però, la componente di denuncia sociale ha trovato così poco spazio. Analizzando i 24 testi portati in gara, soltanto uno di essi è incentrato in modo chiaro su un intento di critica agli italici costumi. E indovinate un po’ a chi dobbiamo dire grazie per ciò? Ebbene sì, a Junior Cally, il reietto della periferia romana nonché tra i più attesi rappresentanti dell’underground music nostrana. Il rapper ha portato sul palco il brano No grazie, un attacco diretto al razzismo e al populismo, con stoccate non esattamente in punta di fioretto indirizzate in particolar modo a Matteo Salvini.

Tutto qui? Nessun altro ha presentato canzoni derubricabili a ‘canti di denuncia sociale’? Sì, tutto qui, se si eccettuano alcuni riferimenti presenti nel testo di Rancore, Eden, ma in questo caso parliamo di un componimento estremamente complesso e che sarebbe riduttivo annoverare in tale categoria. Personalmente, ritengo, di gran lunga il miglior testo dell’ultima edizione sanremese.

Di contro, sono ben otto le canzoni che parlano d’amore.

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Sanremo 2020 e le canzoni d’amore

Otto canzoni su ventiquattro, dicevo, parlano invece d’amore, vale a dire un terzo esatto di quelle in gara. Che poi non è una media così sorprendente se consideriamo gli standard sanremesi e il connubio che, da sempre, accosta la kermesse ligure ai cantici amorosi. Meglio precisare: otto sono le canzoni che raccontano di amore carnale, di quello che intercorre tra persone che si amano nel senso più scontato del termine. Va detto, però, che a parlare d’amore sono le prime due classificate nonché cinque delle prime otto. Ecco l’elenco completo delle canzoni di Sanremo 2020 dedicate all’amore:

  • DiodatoFai rumore – Vincitore
  • Francesco GabbaniViceversa – 2° Classificato
  • ToscaHo amato tutto – 6a Classificata
  • ElodieAndromeda – 7a Classificata
  • Achille LauroMe ne frego – 8° Classificato
  • Enrico NigiottiBaciami adesso – 19° Classificato
  • Elettra LamborghiniMusica (e il resto scompare) – 21a Classificata
  • RikiLo sappiamo entrambi – 23° Classificato

C’è amore e amore

Sarebbe ingeneroso, avventato e fuorviante, però, limitarsi ad affermare che otto canzoni di Sanremo 2020 parlano d’amore. Perché, come facilmente immaginabile, l’amore ha mille sfaccettature, si lascia raccontare nei modi più molteplici e ispira le arti in un’infinità di diverse sfumature. Diodato ha vinto la competizione grazie a un pezzo che canta di un amore finito, ma che non smette di bruciare e di “fare rumore”. Fondamentalmente, è difficile riscontrare elementi di novità nel suo racconto musicale. Insomma, si tratta di un uomo lasciato e che rimpiange i tempi trascorsi insieme. No, non sto dicendo che la canzone non meritasse di vincere né che non sia bella, dico solo quello che ho detto.

Tutt’altro tipo di amore è quello esposto da Francesco Gabbani, Medaglia d’Argento della gara, che ha invece scelto di cantare della propria relazione in atto, mettendo in luce le debolezze, le fragilità, le difficoltà insite nella cura di un sentimento che richiede impegno quotidiano. Delicato, acuto e intenso, il vincitore di Sanremo 2017 trova un proprio canone per parlare d’amore, arrivando ad ammettere quanto sia complesso – o forse inutile – spiegarlo con le parole, perché: “Se dovessimo spiegare | In pochissime parole | Il complesso meccanismo | Che governa l’armonia del nostro amore | Basterebbe solamente dire | Senza starci troppo a ragionare | Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

L’amore, si diceva. Con Tosca l’amore è anche un’occasione per abbandonarsi a una riflessione più ampia sul tema dell’addio, di ciò che finisce e di quanto sia complicato metabolizzare la parola fine. Con Andromeda, Elodie parla di un amore che non è amore, di quel sentimento malato proprio di chi insegue ciò che sente di non possedere del tutto, in una di quelle tipiche relazioni asimmetriche in cui chi meno ama meno dà e chi più ama meno riceve. Tema che in un certo modo ricorre anche in Me ne frego di Achille Lauro che, al netto di coreografie, di critiche e degli improbabili paragoni con David Bowie e Freddie Mercury, riesce comunque a trovare una chiave di lettura interessante, che lo porta a prendere consapevolezza della propria incapacità di controllare le proprie emozioni, ma che riesce a risolvere il proprio dissidio interno rassegnandosi ad esso: se così deve essere, così sia, “me ne frego”. Con Carioca, invece, Raphael Gualazzi parte dal pretesto di un amore finito e dal bisogno di gettarselo alle spalle per rievocare il ricordo di un incontro solo fugace con una splendida donna brasiliana, un incontro che vive solo nella sua testa e che lì rimane.

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C’è amore e amore – Parte 2

C’è amore e amore, dunque. C’è quello che batte nel basso ventre, ma c’è quello bonificato da ogni istinto carnale, che trascende e ascende, incondizionato e puro. Piero Pelù, con Gigante, dichiara il proprio amore animico per il nipote, descrive la gioia dell’essere nonno e consegna quello che è una sorta di lascito, un vademecum per il bambino che, presto o tardi, dovrà fare i conti con le complessità della vita. Di questa forma di amore ci parla anche Alberto Urso nella canzone Il sole ad est, una dedica che disegna le debolezze che ognuno di noi vive e che ci spinge a cercare un posto sicuro nel mondo, quel posto che, solitamente, ha il volto di qualcuno, della nonna in questo caso. Paolo Jannacci porta invece un pezzo dedicato alla figlia e con Voglio parlarti adesso mette a nudo le sue paure, riservandosi il diritto di provarne. Giordana Angi si concentra invece sul suo personale rapporto mamma-figlia e, in Come mia madre, omaggia la donna che l’ha messa al mondo. Sempre amore è.

A Sanremo 2020 vince l’autoanalisi

Diversi artisti hanno invece scelto il palco dell’Ariston per analizzare il proprio percorso di crescita personale prima che artistica e di elaborare un proprio bilancio di vita. Sei in tutto sono le canzoni che, in un modo o in un altro, si mostrano come una sorta di diario personale attraverso cui i cantanti prendono consapevolezza di sé e lasciano che il pubblico ne condivida le valutazioni espresse. Le Vibrazioni si sono piazzati in quinta posizione con Dov’è, un pezzo esistenzialista intriso di malinconia e di inappagamento, espresso attraverso la ricorsività della domanda “dov’è?… dov’è la gioia; se lo sapessero, non la starebbero cercando. Levante rivendica con Tikibombom il diritto e la fierezza di sentirsi distante dagli schemi della gente comune; Anastasio, con Rosso di rabbia, quello di “essere incazzato”. Un vero e proprio film della propria vita è invece il pezzo Il confronto, di Marco Masini, che condivide con il pubblico ogni sconfitta e ogni vittoria conseguiti, tutti gli errori e i meriti, concludendo infine che il risultato più importante che ha raggiunto è di essere riuscito ad accettare se stesso. Più amaro e meno benevolo è Niente (Resilienza 74) di Rita Pavone, mentre Michele Zarrillo ammette di accusare il peso del tempo, ma promette a se stesso di restare in piedi, affrontando a testa alta le nuove soddisfazioni e i nuovi dolori, Nell’estasi o nel fango.

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E i Pinguini…?

Discorso a parte meritano i Pinguini Tattici Nucleari, terzi classificati e vera rivelazione (per chi non li conosceva) della 70a edizione del Festival di Sanremo. Il pezzo, Ringo Starr, ha un testo ricchissimo di citazioni, giochi di parole, riferimenti non sempre di immediata comprensione, nel pieno rispetto di uno stile compositivo unico e che, fin dai suoi albori, ha contraddistinto la band bergamasca. La canzone è una celebrazione del proprio essere immaturi, inconcludenti, persino degli sconfitti dalla vita. Cogliere l’ironia diventa imprescindibile per dare un significato sensato al singolo che, con la sua musica facilmente ballabile e i suoi accordi che restano nella testa, si candida a pieno titolo ad essere una delle canzoni meno comprese da chi la canterà e la danzerà da qui ai prossimi mesi.

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