- Il principio di laicità dello Stato e la Costituzione Italiana
- Articoli 2 e 3: il pluralismo come valore inalienabile
- Articoli 7 e 8: il riferimento esplicito al Cattolicesimo
- Articoli 19 e 20: il diritto di professare religioni diverse
- I principi fondamentali di uno Stato laico
- Laicità de iure e laicità de facto: qualcosa non torna?
- Neutralità dello Stato in materia di religione
- Laicità delle istituzioni pubbliche
- Un condizionamento da parte del Cattolicesimo è inevitabile
- La morte di Papa Francesco e il rinvio del campionato di calcio
L’Italia è un Paese laico. A sancirlo è la nostra Costituzione, che chiarisce come la laicità dello Stato sia un principio supremo (Sentenza Costituzionale n. 203/1989), ovvero un valore basilare e intrinseco all’ordinamento giuridico, che non può essere eliminato o modificato in alcun modo.
A poche ore dalla scomparsa di Papa Francesco, e dal conseguente rinvio di tutte le partite dei campionati di calcio dalla Serie A alla C (e dei campionati Primavera), il caro e vecchio di dibattito sull’effettiva laicità dello Stato italiano è tornata in auge, spingendo a chiederci ancora una volta: il Belpaese è laico solo De Iure o anche De Facto?
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Il principio di laicità dello Stato e la Costituzione Italiana
Per comprendere a fondo il rapporto fra Stato Italiano e principio di laicità, il testo fondamentale a cui fare riferimento è la Costituzione Italiana, nella quale tale principio si declina, direttamente o indirettamente, negli articoli 2, 3, 7, 8, 19 e 20 (se non ti interessa conoscere il quadro legislativo puoi passare direttamente al paragrafo “I principi fondamentali di uno Stato laico”).
Articoli 2 e 3: il pluralismo come valore inalienabile
Gli Articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana fanno riferimento al principio di pluralismo, ovvero l’orientamento politico-sociale che riconosce e tutela le differenze di carattere etnico, religioso, culturale e politico all’interno di uno Stato di Diritto, al fine di garantire pari diritti e dignità.
Articolo 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articoli 7 e 8: il riferimento esplicito al Cattolicesimo
Pur essendo uno Stato Laico, l’Italia ha una matrice storica e culturale segnata dal culto Cattolico, professato da due terzi della popolazione nazionale. La Costituzione, in effetti, cita espressamente il cattolicesimo negli Articoli 7 e 8, chiarendo quale sia la relazione fra Stato e Chiesa (articolo 7) e specificando i diritti riconosciuti alle altre fedi diverse da quella cattolica (Articolo 8).
Articolo 7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Articolo 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Articoli 19 e 20: il diritto di professare religioni diverse
Negli articoli 19 e 20, la Costituzione Italiana cita il diritto di professare liberamente la propria fede, quale essa sia (Articolo 19), e l’impossibilità da parte dello Stato di ostacolare o di ostracizzare in alcun modo tale diritto (Articolo 20).
Articolo 19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Articolo 20
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
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I principi fondamentali di uno Stato laico
Il pippone di cui sopra serviva a ribadire una verità acclarata: l’Italia è, de iure, uno Stato laico e tale principio non può essere scalfito, modificato, eliminato in alcun modo. A questo punto, per entrare nel merito dell’argomento di questo articolo, è necessario domandarci quali siano i principi fondamentali di uno Stato laico. Eccoli:
- Neutralità dello Stato in materia di religione: il principio fondamentale di uno Stato laico è incentrato sulla sua neutralità in materia di religione. Nel concreto, significa che lo Stato si mantiene imparziale riguardo a ogni tipo di culto, non si identifica in né promuove alcuna fede a discapito delle altre. Tutte le religioni hanno pari dignità e diritto di essere professate e promosse.
- Libertà di culto: i cittadini di uno Stato laico godono della libertà di pensiero, possono credere in qualunque religione o non credere affatto e le proprie credenze, manifestate in maniera individuale o collettiva, pubblica o privata, sono garantite e tutelate, senza che ciò possa comportare alcuna forma di discriminazione.
- Uguaglianza davanti alla legge: tutte le religioni sono uguali davanti alla legge e nessuna fede può essere in alcun modo privilegiata o discriminata dallo Stato.
- Indipendenza dello Stato e delle Istituzioni religiose: lo Stato e le istituzioni religiose operano su piani distinti e separati e nessuno dei due può interferire con le decisioni dell’altra. Tale principio garantisce la totale indipendenza di entrambi gli organi.
- Laicità delle istituzioni pubbliche: tutte le istituzioni pubbliche e gli uffici governativi agiscono nel rispetto dei principi di laicità. In tali ambienti, non possono essere esposti simboli di natura religiosa volti a promuovere una fede a discapito delle altre. Ogni decisione assunta in tali contesti non può seguire principi di natura dogmatica, ma deve fare esclusivo riferimento a criteri legali e razionali.
- Diritto all’ateismo e all’agnosticismo: i cittadini di uno Stato laico hanno il diritto di non aderire a nessuna fede e a professare posizioni di natura atea o agnostica, senza che tali posizioni implichino alcuna forma di discriminazione o ostilità.
Ecco. Se la poniamo così, iniziamo forse a comprendere come tra le leggi e la loro effettiva applicazione ci sia un certo disallineamento. Andiamo nello specifico.
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Laicità de iure e laicità de facto: qualcosa non torna?
Di seguito, analizziamo alcuni dei principi appena esposti e proviamo a ragionare sulla loro effettiva applicazione pratica. Questo passaggio è necessario a comprendere se davvero l’Italia può dirsi uno Stato totalmente e inequivocabilmente laico.
Neutralità dello Stato in materia di religione
Quanto le leggi dello Stato e la loro applicazione risentono della matrice cattolica che plasma la cultura e la memoria storica del nostro Paese?
Rispondere a questa domanda è decisamente complesso e spigoloso. La ragione principale è che molteplici leggi e divieti del nostro Paese sono legittimati da normative dello Stato – e in quanto tali, sono di per sé prescrizioni laiche – ma… suddette prescrizioni, a ben vedere, sono moralmente imposte dalla visione cattolica del mondo. Facciamo qualche esempio.
In Italia, l’aborto è legale dal 1978 (Legge 22 maggio 1978, n. 194). Prendendo a riferimento i Paesi dell’UE, solo cinque nazioni hanno legalizzato l’aborto in una data sucessiva (Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Grecia e Irlanda, tenendo da parte il caso particolare di Malta). In tutti e cinque i casi, la componente religiosa ha giocato un ruolo fondamentale nell’ostacolare il riconoscimento di tale diritto.
L’eutanasia in Italia è illegale. La sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale ha legalizzato il suicidio assistito, ovvero l’aiuto indiretto a morire elargito da un medico. Anche in questo caso, la negazione di un diritto sociale, sebbene sancito da leggi dello Stato, è motivata da ragioni prettamente religiose.
In Italia, le coppie dello stesso sesso non possono sposarsi. Tuttavia, la Legge 20 maggio 2016, n. 76 riconosce alle coppie omosessuali il diritto ad unirsi civilmente, acquisendo pari riconoscimento delle coppie regolarmente sposate. Prima di allora, le coppie gay hanno visto negato il proprio diritto ad unirsi. Anche in tal caso, le questioni religiose sono state alla base di tale negazione.
In tutti questi esempi è facile notare come, sebbene l’Italia goda di piena autonomia dalla Chiesa Cattolica, gli ideali di ordine religioso interferiscono con l’agenda politica e concorrono a definire o a negare i diritti della cittadinanza.
Laicità delle istituzioni pubbliche
Come detto in precedenza, le istituzioni pubbliche italiane devono essere laiche. Ciò significa che, negli uffici dello Stato, non dovrebbe essere affisso alcun simbolo di stampo religioso. Tale principio viene però costantemente violato dall’affissione di crocifissi che, di fatto, rappresenta un elemento di promozione di uno specifico culto, a discapito degli altri.
A ciò va aggiunto l’insegnamento della religione cattolica nella scuole. Sebbene l’ora di religione abbia carattere facoltativo, tutte le scuole pubbliche italiane includono tale materia nel proprio piano di studi. Ciò rappresenta una violazione al principio di laicità dello Stato.
La scuola è un’istituzione pubblica e, in quanto tale, nel rispetto dei principi di laicità, non dovrebbe favorire né promuovere nessuna fede e dovrebbe mantenersi perfettamente equidistante da ognuna (o meglio ancora, dovrebbe disinteressarsene del tutto).
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Un condizionamento da parte del Cattolicesimo è inevitabile
Le leggi di uno Stato sono espressione dell’ideologia e della sensibilità egemoni in quel territorio. Ciò è inevitabile. Non può certo sorprendere, dunque, che in un Paese come il nostro, in cui il Cattolicesimo non è solo la religione principale, ma parte della nostra cultura e della nostra identità storica, la religione si riveli un condizionamento del modo di pensare, delle credenze, dei valori. E in funzione di ciò, finisca con il dettare i temi alla politica e a influenzarne le scelte.
Tuttavia, è giusto, quantomeno, che ciò venga riconosciuto e ammesso. In Italia, il cattolicesimo è LA religione, le altre sono da ritenere culti minori, ammessi, tollerati nella misura e nelle forme che la legge impone, ma pur sempre ospiti scomodi, coinquilini ingombranti e, spesso, non voluti. Questo fa parte della cultura nostrana e, forse, solo il tempo e gli inevitabili mutamenti culturali, sociali e demografici potranno, nell’arco di anni o decenni (o secoli) stemperarne gli effetti.
Ad oggi, però, non possiamo legittimamente affermare che l’Italia sia, de facto, un Paese del tutto laico, scevro da ogni forma di condizionamento ideologico. La religione cattolica modella il modo di vedere il mondo, e fin qui è lecito. Ma entra a piedi uniti anche nelle dinamiche che portano al riconoscimento di diritti che, in altri Paesi, sono stati acquisiti da tempo e che da noi, viceversa, non riescono neppure a trovare spazio nei dibattiti parlamentari.
La religione in Italia mette il veto su tutti i principali temi sociali: sulla fecondazione assistita, sull’adozione da parte di coppie omosessuali, sul diritto a scegliere quando e come morire, sull’educazione sessuale nelle scuole, solo per citare i temi più mainstream.
E se, come ampiamente detto, la laicità di un Paese si misura in termini di indipendenza dello Stato da ogni forma di dogmatismo, possiamo davvero ritenere l’Italia un Paese laico? A mio modo di vedere, no.
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La morte di Papa Francesco e il rinvio del campionato di calcio
Torno su un argomento cui avevo solo accennato a inizio articolo: la morte di Papa Francesco e il conseguente rinvio delle partite dei campionati professionistici di calcio. La principale religione italiana che entra in conflitto con la grande religione laica del nostro Paese.
Il decesso del Pontefice è un evento di portata planetaria e nessuno, nemmeno il più fervente ateo potrebbe negarne l’importanza. La scomparsa del custode universale del Cattolicesimo genera effetti che hanno a che fare con la fede, ma anche con la politica, con la geopolitica, con l’economia. Il papa è il simbolo della cristianità, ma anche un Capo di Stato enormemente influente e ciò ha ricadute e una rilevanza globali, implicazioni che interessano ognuno di noi, a prescindere dal proprio credo.
Cionondimeno, la sospensione del campionato di calcio (da analizzare sul piano simbolico prima che pratico) non fa altro che ribadire una verità incontrovertibile: in Italia le religioni non sono tutte uguali. In Italia, il Cattolicesimo è parte del potere e della cultura di popolo. In Italia, non si possono fare scelte politiche – che si tratti di riconoscere nuovi diritti o di far disputare una partita di pallone – prescindendo dalla visione cattolica.
Logica vorrebbe che fosse la religione, in territorio italico, a subordinarsi al potere temporale. Un cattolico dovrebbe legittimamente scegliere di non guardare una partita di calcio in segno di rispetto nei confronti della propria fede e di una figura sacra che non c’è più. Nel momento, però, in cui lo Stato riscrive le logiche, imponendo la sospensione del campionato, si fa portavoce di un messaggio dall’enorme carico di significato allegorico: in Italia, la religione cattolica detta le regole: non è il singolo a stabilire se guardare o meno il march in TV, ma è lo Stato a decidere per tutti che no, la partita non s’ha da giocare.
La fede, che in quanto tale dovrebbe rappresentare solo una parte della popolazione, quella credente, e solo una sfera della natura umana, quella spirituale, in Italia cambia il corso degli eventi per tutti quanti. E ciò significa che qualcosa non torna. Significa che la sensibilità di qualcuno si universalizza in forma di imposizione per tutti.
No, non siamo un Paese laico e, forse, non lo saremo mai.
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