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Fare il copywriter o essere copywriter: cosa sapere (secondo me)

Sei un copywriter – mi sono detto – lavori con le parole, con i testi: il tuo sito internet non può non avere un blog. No, certo che non può. Ok, quindi? Da dove comincio? Mmh, non voglio categorie nel mio blog, non al momento. Tanto vale iniziare subito con il primo articolo… La scelta è in un certo modo scontata: sei un copywriter, svolgi una professione oscura a molti, impronunciabile per tanti altri:No, zio, non sono un giornalista. Sì, scrivo, ma non sono un giornalista“. “‘Copywrite’, non ‘copyright’. No, non mi occupo di diritti di proprietà“. Ok, per il primo articolo, partiamo con qualcosa del tipo: “Che cosa fa un copywriter”? Oh, wow, sarei solo il trecentoventiseiesimo a farlo. Come fai, oggigiorno, a dire qualcosa di interessante che non sia già stato detto?

Copywriter: State of Mind

Non voglio parlarti di cosa faccia un copywriter, di come si svolge la sua giornata, di come si faccia a diventarlo (anche perché ancora oggi lo ignoro totalmente) o di quanto possa guadagnare. Più che ragionare su cosa fa, forse sarebbe più interessante ragionare su chi è il professionista dei contenuti di testo. Il copywriter vive un rapporto di venerazione nei confronti della parola, della sua forza intrinseca, della sua ferocia comunicativa. Ciò che adopero nel mio lavoro è esattamente ciò che alimento nella mia quotidianità, venerare la forza espressiva del linguaggio verbale. Andiamo nel concreto: chiacchierando con un tuo amico, lo rimproveri di essere un po’ troppo ‘arrogante’. Lui reagisce con stizza, ti manda al diavolo, fornisce una sua lettura delle cose, ti manda al diavolo di nuovo. Stessa scena, tu gli fai notare che tende a essere, alle volte, un po’ ‘sfrontato’ nel modo di relazionarsi agli altri; lui sorride dubbioso, vi chiede lumi, si incuriosisce, ti ascolta. E poi ti manda al diavolo. Lo stesso concetto, espresso in due modi differenti, genera due reazioni differenti. Il copywriter, per me, è nell’essenza di questa esemplificazione banale. Definiresti la tua azienda ‘affidabile’ o ‘innovativa’? Sei un imprenditore ‘pragmatico’ o ‘intuitivo’? Quali sono le parole che possono raccontarti al meglio? Ti eri mai posto queste domande prima d’ora?

E con ciò?

E con ciò… nulla, tutto qui. Possiamo parlare di quanto sia importante conoscere i pilatri del SEO copy, ragionare su questioni come la digital pr, il social copywriting, il blogging e altre terminologie inglesi con cui darsi un tono, ma ciò è persino marginale, secondario rispetto al principio primordiale: la parola è l’elemento essenziale, come l’atomo lo è della materia. Le parole esistono per una ragione specifica, i sinonimi non sono semplici alternative con cui esprimere gli stessi concetti, la punteggiatura non è solo un artificio sintattico. Le parole dicono sempre di più di ciò che appare al primo sguardo, bisogna saperle scegliere e ordinarle nel modo più adatto.

Come intendo io il copywriting

Tornando ala parallelismo tra il copywriting e le relazioni umane, il punto è compiere le valutazioni comunicativamente più appropriate: nella vita reale ciò significa scegliere l’abito giusto a seconda delle occasioni, utilizzare o meno un linguaggio formale, porgere del lei oppure del tu; nella scrittura di testi, le parole sono il tuo abito, la punteggiatura il tuo galateo.

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