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La comunicazione negazionista: riconoscere un complottista

Il complottismo non nasce insieme al Covid-19. Le teorie del complotto hanno origini ben più profonde e radicate nella storia del ‘900, articolandosi quasi in parallelo con le investigazioni della cronaca ufficiale. Le scie chimiche, il deep state, il Nuovo Ordine Mondiale, le Teorie cospirazioniste sull’11 Settembre, il negazionismo relativo allo Sbarco sulla Luna o l’aberrante rifiuto dell’Olocausto ebraico sono dimostrazioni di come il negazionismo sul Covid-19 non sia figlio di una mobilitazione inedita e spontanea, bensì vada inteso come il nuovo capitolo di una saga ben più ampia e che ha saputo accogliere l’esplosione della pandemia da Coronavirus all’interno della propria epopea.

Nessun giudizio, solo analisi critica

Non voglio smantellare nessuna teoria. Non utilizzerò il sarcasmo o la derisione per dimostrare l’infondatezza delle teorie complottiste e, in particolare, quelle relative al negazionismo del Covid-19. Ciò che mi interessa, piuttosto, è tentare di effettuare un’analisi sui contenuti e cercare di individuare, ammesso che esista, un paradigma comunicativo proprio del movimento negazionista. Possiamo parlare di comunicazione negazionista tout court? Esistono elementi che possono spingerci a parlare di ‘movimento’ e di ‘membri’? Spoiler: io credo di sì.

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Perché esiste il complottismo?

In termini psicologici, banalizzando e semplificando al massimo, la negazione è una forma di protezione. La rimozione serve a difenderci da ciò che genera angoscia, che non possiamo o non vogliamo affrontare o di cui temiamo gli effetti. Se ci fate caso, alla base di quasi tutte le teorie cospirazioniste c’è una verità difficile da metabolizzare o che, semplicemente, ci fa comodo non accettare. E nel caso della pandemia da Covid-19, il sentimento viene amplificato da una serie di fattori: la limitazione delle proprie libertà sociali, l’impossibilità di dare un volto al ‘mostro’, la consapevolezza che il contatto con gli altri diventa una minaccia al proprio benessere fisico.

Il senso di smarrimento, la difficoltà di interiorizzare divieti e pericoli, la sensazione di impotenza di fronte a un nemico che non si vede trovano terreno estremamente fertile nell’accoglimento di teoremi basati sul rigetto e che si consolidano nella forza del gruppo, un gruppo di portata pan-nazionale che accoglie, tutela e legittima.

Le teorie complottiste

Il primo sforzo, dunque, è quello di abbandonare ogni forma di pregiudizio, abbracciando invece un’ottica puramente critica. Ciò significa anche cercare di non subire alcun tipo di condizionamento, emotivo o mentale che sia. Non si tratta semplicemente di evitare qualsivoglia forma di giudizio morale o intellettuale, ma di fare uno sforzo in più per ascoltare, indagare, organizzare, processare, sintetizzare ogni dato o informazione utile allo scopo. Ce la farò? Mah.

Punto numero uno: cosa sostengono i negazionisti del Coronavirus? In realtà, parecchie cose, ma ecco quelle più significative:

  • Il Covid-19 non esiste.
  • Il Covid-19 esiste, ma è stato creato in laboratorio.
  • Le mascherine provocano danni permanenti alla salute.
  • Il vaccino anti-Covid uccide.
  • Il vaccino anti-Covid contiene nanoparticelle grazie alla quali ‘Loro’ (ci arriviamo) potranno controllarci.
  • Il vaccino anti-Covid contiene nanoparticelle grazie alla quali ‘Loro’ potranno influenzare il nostro benessere e, se vogliono, determinare la morte di questo o quell’individuo.

Certamente non si può non riconoscere alla platea complottista una certa creatività, specie se pensiamo che quelle appena elencate sono solo alcune delle teorie portate avanti dai sostenitori del cospirazionismo sul Covid-19. Ma siamo ancora nella fase introduttiva, procediamo con ordine.

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Identikit

La prima domanda che mi sono posto è relativa al mittente della comunicazione negazionista. Trattandosi di un’analisi che interessa un certo tipo di linguaggio, non ho potuto fare a meno di domandarmi se sia possibile tracciare un identikit del negazionista-tipo. Tengo a precisare che abbandonarsi a qualunque tipo di affermazione che miri all’universalità e alla generalizzazione sarebbe da parte mia (e di chiunque altro) avventato e ingiusto. Qui provo a capire se alcune caratteristiche sono riscontrabili nella maggioranza dei sostenitori del negazionismo sul Covid-19. In effetti, alcuni tratti sembrano accomunare la maggior parte di loro, anche se esistono, inevitabilmente, eccezioni e distinguo.

1. Titolo di studio

Appare evidente anche a una superficiale analisi dei post e dei commenti sui social o nelle più comuni diatribe da bar come gran parte dell’universo negazionista sia popolato da esponenti con un basso tasso di scolarizzazione (Vd. anche il punto 3 dell’elenco). A onor del vero, tra i promotori dei movimenti no-Covid sono presenti anche esponenti di primo piano della politica o persino della comunità medico-scientifica, sebbene le loro disquisizioni tendano ad assumere connotazioni meno nette e lapidarie. Insomma, difficilmente sentirete un medico affermare, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, che il Covid-19 non esiste. Anche se la questione necessiterebbe di un paio di articoli approfonditi sul tema. Nel frattempo, mi limito a dire che il livello di istruzione di chi sostiene le teorie sul complotto è solitamente medio-basso.

2. Orientamento politico

Spesso, il connubio tra cospirazionismo e politica è certificato e manifestato in modo pubblico dai leader di partito. Ogni complotto ha le proprie bandiere e acquista sfumature proprie della propaganda politica, si arma di propri vessilli e testimonial. La teoria che nega l’esistenza del coronavirus (o che vorrebbe sminuirne la reale gravità) è andata politicizzandosi in modo molto rapido e in maniera piuttosto uniforme a livello globale. Molto velocemente, la lotta tra chi vorrebbe misure di prevenzione allentate in favore di una ripresa dell’economia e chi, invece, si fa portavoce del principio “La salute prima di tutto” ha spaccato a metà anche il dibattito politico. La dialettica si è estremizzata portando il mondo sovranista a schierarsi sempre più marcatamente tra le fila del primo gruppo, e ciò viene scandito inequivocabilmente anche dalle posizioni ufficiali dei leader di primo piano del Mondo. Dunque, la teoria complottista sul Covid-19 trova ampio riscontro soprattutto tra i seguaci di destra e di estrema destra, tra chi assume posizioni a favore del sovranismo o – per qualche motivo oscuro esiste una correlazione – delle politiche di contenimento dell’immigrazione. Intendiamoci, con ciò non voglio dire che i politici di destra siano anch’essi complottisti, bensì che tra le fila negazioniste, l’orientamento di destra è nettamente predominante.

3. Padronanza della grammatica e della sintassi

Tendenzialmente, possiamo analizzare le attitudini all’argomentazione scritta e orale dimostrata dagli esponenti del No-Covid esaminando due canali di comunicazione: i social e le piazze.

Chi sostiene le teorie negazioniste tramite piattaforme social evidenza sovente una scarsa capacità di espressione e di utilizzo della grammatica. Sui social, i congiuntivi sono quasi sempre messi da parte o utilizzati in modo sbagliato. Sono ricorrenti refusi, errori di battitura o strafalcioni nella sintassi. La punteggiatura è approssimativa, utilizzata in modo improprio o del tutto assente. Tuttavia, non sarebbe corretto associare tali lacune a una ignoranza palesata dai soli adepti del complottismo. Infatti, va sottolineato come la scarsa propensione all’uso corretto dalla lingua italiana debba essere considerata una tendenza generalizzata che interessa l’Italia e gli italiani nel complesso e di cui i social sono solo una cassa di risonanza. Nel 2019, l’Ocse ha stimato che il tasso di analfabetismo funzionale italiano riguarda il 28% dei cittadini di età compresa tra i 16 e i 65 anni, un dato inferiore solo a quello della Turchia.

Nelle piazze, lì dove nel corso dei mesi numerose manifestazioni negazioniste hanno ospitato centinaia di accoliti, anche in barba ai divieti di aggregazione vigenti, il tenore dei discorsi tende a livellarsi verso l’alto e non è raro imbattersi in relatori dalle buonissime capacità oratorie e animati anche da un certo carisma, sebbene il loro apporto, in termini di novità, sia piuttosto basso: i temi trattati sono pressappoco gli stessi di sempre (ci arriviamo).

4. Approccio nei confronti dell’informazione

Il negazionista-tipo dimostra una totale sfiducia nei confronti dell’informazione ufficiale, quasi sempre manifestata attraverso posizioni aprioristicamente consolidate su un atteggiamento di rifiuto all’ascolto. Chi crede che la pandemia sia figlia di un complotto non rigetta l’atto informativo in sé, bensì l’intero apparato mediatico che la diffonde. In ciò, è lampante la volontà di non processare le informazioni che derivano da qualunque fonte istituzionale, corrotte, a loro modo di vedere, da un controllo totale subito da parte dei ‘potenti’, i quali sono solitamente incarnati da figure occulte.

5. Attitudine al confronto

Il complottista, nella sua accezione più comune, non disdegna il confronto; tuttavia egli persegue il dibattito con il solo obiettivo di fare proselitismo, non di misurarsi con punti di vista altri. In ciò, in effetti, la comunicazione negazionista si configura in modo molto simile a quella tipica dei settarismi, basandosi sul rifiuto dell’analisi critica e sull’ostinata ripetizione di concetti molto essenziali, impossibili da smantellare poiché privi di reale senso critico. L’atteggiamento, in tal senso, è analogo quello degli adepti religiosi, degli inscalfibili seguaci di un partito o un leader politico e di alcune tipologie di tifosi di calcio.

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La comunicazione negazionista: le argomentazioni

Ok, ora passiamo invece al cuore della discussione. Definito il profilo-tipo del negazionista, vorrei provare a concentrarmi sui contenuti tipici della comunicazione complottista. Anche qui, non si tratta di snocciolare punto per punto le teorie e le ricostruzioni di chi sostiene la negazione del Covid-19, quanto più che altro di provare a individuare le modalità di ragionamento da essi impiegate. Ecco quelle che ho individuato io.

”Loro”

Importantissimo, nelle argomentazioni negazioniste, è il costante riferimento a entità e strutture dotate di poteri non ufficialmente accreditati, ma capaci di indirizzare le sorti del mondo. La morbosa allusione a un “loro” assume forme svariate: il deep state, le lobby, le banche, i servizi segreti (di questa o quella nazione).

”Illustri scienziati”

Nonostante il negazionismo del Covid-19 si fonda sul fermo rifiuto delle verità scientifiche, anche quelle acclarate, i complottisti-tipo non negano l’importanza e l’autorevolezza del parere scientifico. Solo, essi sono portati a eleggere dei propri rappresentanti, dotati, a loro dire, di curricula di tutto rispetto e di assoluta credibilità; personalità funzionali a dare solidità alle proprie tesi. Singolare, però, è il doppiopesismo dimostrato dal negazionista, il quale dimostra una solerzia degna del miglior reporter nel fare le pulci ai propri ‘nemici’, ma non eguale zelo nell’esaminare la credibilità dei propri referenti di fiducia. È evidente, in tal senso, la necessità da parte del complottista-tipo di consolidare le proprie opinioni, talvolta attraverso un atteggiamento di maniacale ricerca di fonti, purché in linea con il proprio pensiero.

Prospettiva futuristica

Il complottista si caratterizza da sempre per un atteggiamento di natura profetica. Le previsioni e le teorie avanzate da chi crede alle cospirazioni, quali esse siano, si collocano sempre in una prospettiva futuribile in cui si rimandano gli effetti del presente a un domani che non trova mai esatta collocazione temporale.

”Sveglia”

Come già anticipato, il negazionista è animato dal desiderio di fare proselitismo. Ciò fa sì che, dal punto di vista del complottista, il mondo venga banalizzato secondo la dialettica Noi-Loro: chi accoglie il loro stesso punto di vista viene così percepito come parte di una squadra che va verso una stessa direzione di verità, di lotta per la liberazione, di ascensione. Chi, viceversa, non si allinea al pensiero negazionista, viene inevitabilmente etichettato o persino ridicolizzato. In questa direzione, è piuttosto semplice individuare esortazioni e aggettivazioni standardizzate, soprattutto sui social network.

Esortazioni: “Verità!”, “Sveglia!”, “Apriamo gli occhi!”, “Vergogna!”

Epiteti: “Servi”, “Schiavi dell’informazione”, “Buffoni”, “Pagliacci”, “Merde”, “Bastardi”, “Traditori”, “Infami”.

Anche qui, come ho già fatto in relazione alla padronanza della lingua italiana, occorre precisare che i toni esasperati, aggressivi e violenti sono purtroppo tipici dell’universo social nel suo complesso. Non è raro, infatti, imbattersi in post e commenti ultra-aggressivi anche in relazione a questioni ben più leggere della pandemia come ad esempio il calcio, lo sport o persino il cinema e la cronaca rosa. Nel caso dei negazionisti, però, tale atteggiamento di ostile rifiuto del punto di vista altrui trova riscontro anche nel mondo fisico, nelle piazze o nei più umili dibattiti tra persone comuni.

Moniti a reagire

Le esortazioni a svegliarsi sono solo simbolizzazione di una visione ben più coinvolgente e condivisa. La chiamata alle armi da parte dei negazionisti è un’altra costante che accomuna la maggior parte dei suoi esponenti. Strumenti prediletti del complottista sono l’informazione non ufficiale – cui secondo il suo punto di vista ognuno dovrebbe imparare ad affidarsi – la ribellione, la protesta e il rifiuto delle regole imposte.

La terminologia complottista

Va detto, in tutta onestà, che i movimenti complottisti sono trattati con sufficienza e presunta superiorità da tutti coloro che non ne fanno parte. Ciò, però, impedisce molto spesso di andare oltre e di comprendere appieno ciò che le teorie negazioniste sostengono. Vi siete mai soffermati su questo aspetto? Proviamo a farlo ora.

Dittatura sanitaria

Perché i negazionisti parlano di dittatura sanitaria? Basta farsi un giretto tra i vari blog a tema negazionista per avere un quadro lucidissimo sulla questione. La dittatura sanitaria fa riferimento alla teoria secondo cui il Covid-19 sia in realtà un mezzo di terrore utilizzato da varie forme di potere occulto (lobby farmaceutiche, poteri massonici, magnati senza scrupoli, ecc.) allo scopo di imporre limitazioni alle libertà umane. L’idea è che la pandemia sia in realtà un mezzo utile a sottomettere le popolazioni, imponendo restrizioni che mai i cittadini accetterebbero in periodi ‘normali’. Da qui si spiega anche il frequente richiamo ai diritti costituzionali.

Big Pharma

Big Pharma è l’accezione dispregiativa con cui si è soliti indicare l’industria farmaceutica nel suo complesso. Le lobby farmaceutiche hanno ruolo e attenzione centrali nelle teorie complottiste e sono spessissimo indicate come tra i principali promotori dei più spietati complotti globali, dal 5G alle scie chimiche fino, appunto, alla diffusione del coronavirus.

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Un ultimo distinguo: non ci sono solo i negazionisti

A margine di tutto il discorso fatto fino ad ora, vorrei ora concedermi il tempo per un importante distinguo. Alcuni atteggiamenti e attitudini, che in questo articolo ho associato alle condotte complottiste, sono in realtà proprie dell’essere umano in generale. Mi riferisco a due aspetti in particolare: il rifiuto al dialogo e la frettolosa categorizzazione delle persone.

È diventato fin troppo facile, per ognuno di noi, imporre etichette in modo preoccupantemente superficiale. In questa sommaria impostazione di pensiero, diventa persino naturale giudicare chiunque prenda nei confronti del Covid una posizione più morbida rispetto a quella che i più osservanti delle regole auspicano per sé e per gli altri (vi ricordate le crociate contro i runner? Ecco). Così, si rischia di gettare nello stesso calderone il negazionista e l’imprenditore in ginocchio; si corre il pericolo di non distinguere la stucchevole ansia di chi soffre da astinenza da aperitivo con la disperazione di chi non riesce ad arrivare a fine mese a causa del blocco delle attività.

Le rimostranze e le proteste sono tutte legittime: l’albergatore che ha dovuto cessare la propria attività ha pieno diritto di insorgere per il proprio diritto al lavoro, il ristoratore che scende in piazza per chiedere la revoca delle chiusure esprime un disagio sociale che non può essere sminuito. E certo, è troppo facile concordare con questa affermazione, a mente lucida; molto più complicato è riconoscere la differenza tra l’imprenditore affamato e il negazionista. Avevo già avuto modo di analizzare questa questione in un altro paio di articoli:

Come il Covid ci ha cambiato dentro e fuori: illustrazione in 7 punti

Coronavirus e comunicazione equivoca: il senso civico e il bacchettonismo

Negazionisti: le stigmate della setta

Senza sarcasmo, voglio qui proporre un’ulteriore riflessione (la penultima, promesso). A mio modo di vedere, la comunicazione negazionista – e il pensiero negazionista in linea generale – presenta numerosi tratti comuni a quelli delle sette, delle logge, delle teocrazie, delle consorterie di tipo religioso, pseudo-religioso o ideologico. Nello specifico, ecco gli elementi che accomunano il complottismo alle sette:

  • Rifiuto del confronto
  • Standardizzazione delle argomentazioni e riproposizione ossessiva delle stesse
  • Chiusura del gruppo e logica di separazione Noi/Loro
  • Intolleranza
  • Presunzione di possessione dell’unica verità
  • Rigidità di pensiero
  • Prevaricazione nei confronti di chi professa un pensiero difforme
  • Proselitismo
  • Enunciazioni profetiche

Concludo con un’ultima considerazione: la saccenza, il sarcasmo e lo sprezzo con cui, da ambo le parti (quella negazionista e quella anti-negazionista) si attacca la controparte non fa onore a nessuno, specie quando le conclusioni precedono l’osservazione, la quale dovrebbe invece essere guidata da senso critico e desiderio di comprensione. Ma mi rendo conto che è un pensiero affidato al vento e che in esso si disperde.

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